Sicilia: da 3700 anni culla dell'olivo

-Alessandra Moro

A Pantano Grande, presso Messina, carotaggi hanno restituito una sequenza continua di sedimenti, a suggerire una massiccia presenza di olivi e la loro possibile gestione attiva da parte delle popolazioni

La storia è fatta di tante storie: ogni materia, ogni ambito contribuisce a comporre il puzzle del nostro passato, ed ecco che dalla storia dell’agricoltura arriva un altro tassello per conoscere l’Italia dei nostri avi. Uno studio pubblicato su “Quaternary Science Reviews” e condotto dalle università di Pisa, della Tuscia e Sapienza di Roma ha individuato in Sicilia le prime tracce di sfruttamento dell’olivo in suolo italico, risalenti a 3700 anni fa, età del Bronzo; si tratta della testimonianza più antica di tutta l’area mediterranea dopo quella di Malta, datata 5000 anni fa.

Il sito è quello di Pantano Grande, un’area paludosa presso Messina, ove i carotaggi eseguiti hanno restituito una sequenza continua di sedimenti di quel tempo, nello specifico quantità eccezionalmente elevate di polline di olivo, a suggerire una massiccia presenza di questi alberi e la loro possibile gestione attiva da parte delle popolazioni per la produzione di olio, per l’uso combustibile e da costruzione del legno, delle foglie come foraggio per gli animali.

Successivamente all’età del Bronzo, lo studio identifica altre due fasi di propagazione dell’olivo collegate a momenti chiave della storia culturale e politica della Sicilia. In epoca romana (dal II secolo a.C. al III secolo d.C.) le evidenze archeologiche e paleobotaniche convergono: il polline di olivo è associato a reperti come anfore o presse per l’olio e tutto fa pensare ad una vera e propria coltivazione. In epoca moderna (regno di Sicilia, XIII–XIX secolo) si assiste a una nuova espansione dell’olivo, una olivicoltura, non più una gestione del selvatico.

«Il dipartimento di Scienze della Terra dell’ateneo pisano ha contribuito al recupero e alla datazione delle carote sedimentarie, alla validazione dei dati geochimici e all’interpretazione dei risultati alla luce dell’analisi paleoambientale e climatica del sito» ha spiegato la professoressa Monica Bini, coautrice dell’articolo insieme al collega Giovanni Zanchetta.

«Abbiamo adottato – precisa Zanchetta - un approccio fortemente interdisciplinare per indagare l’evoluzione storica, ecologica e culturale degli olivi in Sicilia orientale; questa sinergia tra scienze naturali e discipline umanistiche ci ha consentito di ricostruire le dinamiche a lungo termine dell’interazione tra uomo e ambiente, evidenziando come fattori culturali, climatici e commerciali abbiano modellato il paesaggio olivicolo. L’espansione degli olivi non è spiegabile solo con condizioni ambientali favorevoli, ma è piuttosto il risultato di scelte antropiche, pratiche agricole, e reti di scambio che hanno attraversato i millenni».

Alessandra Moro
Giornalista

Alessandra Moro di radici friulane, è nata a Verona sotto il segno dei Pesci. Ha un fiero diploma di maturità classica ed una archeologica laurea in Lettere Moderne con indirizzo arti ...