New York : Wine & Spirits
Tra il 1919 ed il1933 negli Stati Uniti fu sancito il bando sulla fabbricazione, vendita, importazione e trasporto di alcol. Il proibizionismo, istituito con l’entrata in vigore del XVIII Emendamento ed dal Volstead Act, non sortì affatto l’effetto voluto. Il consumo di vini e liquori semplicemente divenne clandestino. Oggi per poter gustare una buona bottiglia di vino o sorseggiare del buon Burbon non è più necessario rivolgersi al mercato nero, ma basta entrare in un negozio.
Per la verità, la vendita di alcolici risente ancora, in qualche modo, di quella legge ed è sottoposta ad una regolamentazione particolare. Senza entrare nei dettagli, può capitare di sedersi al ristorante e sentirsi dire che non vendono vino perché non hanno la licenza per la vendita degli alcolici. I newyorkesi lo sanno e, in questi casi, comprano la bottiglia che preferiscono prima di andare a cena. Arrivano con il loro bravo cartoccetto, estraggono la bottiglia, la stappano e consumano tranquillamente il contenuto durante il pasto. Già, perché se è vero che alcuni locali non hanno la licenza di vendere alcolici e superalcolici, l’ipocrisia non impedisce all’avventore di bere vino proprio. Ma dove è possibile acquistare vino, visto che nei supermercati si può acquistare solo birra e null’altro?
A New York si possono trovare tantissime enoteche che, in molti casi, inalberano semplicemente la scritta “Wine and Spirits”. È in questi piccoli santuari ad alta gradazione che si possono trovare vini e superalcolici provenienti da tutto il mondo. Attenzione però, i prezzi per un prodotto di qualità, non sono popolari. Qui il vino in tetrapac non sanno cosa sia. Una bottiglia di Cabernet donata per un invito a cena è un presente di riguardo ed è buona regola stapparla durante la cena, insieme all’ospite. Nella speranza che lo stesso abbia qualche idea di qualità di vino oppure si sia fatto consigliare bene dal negoziante. Attenzione, però, alle imitazioni.
Un errore da non commettere è quello di acquistare vino nei supermercati, scambiando bottiglie del tutto simili a quelle del ricercato succo d’uva, ma che, in realtà, contengono sidro. L’apparenza e il prezzo sono allettanti, il contenuto molto meno. Il suggerimento è quello di rivolgersi al venditore di “Wine and Spirits” di fiducia. Se poi si ha la fortuna di poter effettuare la scelta con un intenditore di vino, allora tutto diventa “a walk in the park”, una passeggiata nel parco, come di cono da quelle parti. Una buona bottiglia di vino californiano, ad esempio, potrebbe offrite un buon rapporto qualità-prezzo.
Permetteteci, a questo punto, di aprire una piccola finestra, sempre in tema di alcolici, ma riferendoci alla birra.
Come dicevamo, questa può essere acquistata al supermercato, con una vasta gamma di scelta e marche, comprese quelle cinesi o provenienti dall’estremo oriente. Le prime, in particolare non hanno proprio nulla da invidiare ai tanto rinomati marchi inglesi o tedeschi.
Ad un avventore poco attento, la parola Tsingtao potrebbe non dire granché. Ma nell’omonima città cinese, detta anche Ch’ingtao, nello Shantung, porto lungo la costa del Mar Giallo, oltre alle industrie tessili ed ai cantieri navali, si trova una fabbrica che produce, appunto, una variante locale delle ben più rinomate Guinness ed Heineken europee. E questo grazie ai tedeschi che la costruirono ai primi del ‘900. Dalla base navale di Tsingtao, colonia tedesca, nel corso della Prima guerra mondiale, infatti, operavano aerei germanici, impegnati in voli di ricognizione.
Dai porti della Cina a Manhattan il passo non è breve, ma la birra è arrivata lo stesso, in fretta e di buona qualità. Non resta che augurare…alla salute!
Flavio Mucia
Salvatore Flavio MUCIA, Colonnello (r.) dell’Aeronautica Militare, è nato a Verona il 10 giugno 1952 e, conseguito il diploma di Maturità Scientifica, è entrato in Accademia ...
