Camponeschi, il sound della calda estate capitolina

-Sabino Cirulli

La playlist dello storico ristorante nel cuore di Roma

È un’estate che ha il suono della musica di Camponeschi. Non quella della Roma monumentale, ma di una Roma interiore: la città dei dettagli, delle pause, dei bicchieri lasciati a metà perché è arrivato qualcuno da salutare, delle conversazioni che sembrano leggere e invece finiscono per costruire una memoria affettiva. Una playlist da portare con sé, non solo come ricordo di un ristorante, ma come espressione di un modo di abitare il tempo e stare nel mondo. Il ristorante e il wine bar Camponeschi sono una vera Wunderkammer romana: non un museo, ma una raccolta viva di persone, vini, piatti, conversazioni, abitudini, ritorni, piccoli eccessi, riservatezze e apparizioni. Un luogo stratificato, in cui ogni sera si aggiunge un nuovo frammento, arricchendo la storia senza mai forzarla.

Da questa idea nasce il canale Spotify di Camponeschi: trasformare il carattere del luogo in qualcosa che possa accompagnare le persone ovunque. In macchina, in vacanza, in una casa al mare, durante un pomeriggio lento, prima di uscire o dopo una cena. Anche quando Roma è lontana, ma continua a fare ciò che sa fare meglio: tornare in mente. La selezione musicale è affidata a Bibi, DJ resident del wine bar, che conosce il tempo autentico di Camponeschi: quello che inizia nel pomeriggio, si distende nell’aperitivo, attraversa la cena e accompagna la notte senza mai trasformarsi in rumore. La sua non è una playlist che cerca di creare atmosfera: l’atmosfera esiste già. Piuttosto la interpreta, la prolunga oltre le mura del locale e la rende qualcosa di personale, da portare con sé.

Hotel Costes e Buddha Bar hanno dimostrato che una playlist può diventare l’estensione culturale di un luogo, un souvenir invisibile capace di evocare un’esperienza. Camponeschi raccoglie quella lezione e la traduce con un accento profondamente italiano, romano, più laterale. Non una colonna sonora da lobby internazionale, ma una memoria musicale dell’estate: elegante, disinvolta, con quella frivolezza intelligente di chi sa che la leggerezza è una cosa serissima.

Se la playlist è il suono di Camponeschi, i cocktail ne sono la temperatura. Ogni drink parte da un grande classico e lo reinterpreta con leggerezza e personalità, senza rincorrere virtuosismi o tecnicismi. L'idea non è sorprendere a tutti i costi, ma dare una nuova sfumatura a sapori familiari, trasformando ogni ricetta in un piccolo racconto. La nuova drink list è disponibile al wine bar dove l'aperitivo si prolunga naturalmente fino a tarda sera. Più che un'estensione del ristorante, è un luogo con una propria identità: informale ma curato, pensato per l'incontro e la convivialità, con lo stesso rigore nella selezione e la stessa attenzione all'ospitalità che definiscono l'esperienza Camponeschi.

Il wine bar restituisce una delle anime più autentiche di Roma: quella della convivialità spontanea, fatta di incontri, conversazioni e tempi dilatati. C'è una leggerezza elegante che attraversa lo spazio, mai superficiale, ma capace di trasformare il rito dell'aperitivo in un momento di socialità naturale. L'atmosfera richiama un immaginario quasi felliniano, non per citazione o nostalgia, ma perché ogni presenza sembra contribuire alla scena: l'habitué, il viaggiatore che si sente subito nel posto giusto, chi si ferma per un calice e finisce per trascorrere l'intera serata. Tra musica, cocktail e conversazioni, il wine bar diventa così uno dei luoghi in cui osservare Roma mentre continua, semplicemente, a essere se stessa.

I nomi dei cocktail sono piccoli titoli di scena: non semplici giochi di parole, ma modi per portare  dentro il bicchiere un frammento di Camponeschi. Ogni drink nasce da un classico internazionale e  viene riletto con un accento romano, estivo, elegante, leggermente teatrale. Sono cocktail  riconoscibili, immediati, ma con una deviazione narrativa: come se Piazza Farnese entrasse nella  ricetta senza bisogno di dichiararlo troppo. Impossibile non innamorarsi di Paroma, rilettura romana del Paoloma, del Campojito, il mojito secondo Camponeschi o di Pornstar Farnese, la versione più elegante e romana del Pornstar Martini.

“Siamo una famiglia prima ancora che un'insegna - racconta Alessandro Camponeschi -   E come tutte le famiglie, la nostra non si racconta con una data, ma con una storia che attraversa le generazioni: Tommaso Camponeschi negli anni Trenta, Marino negli anni Cinquanta ed io oggi. Tre generazioni che hanno vissuto Roma senza trasformarla in una cartolina, ma custodendone il valore più autentico: l'ospitalità. Dal 1987 siamo a Piazza Farnese, ma definirci semplicemente un ristorante in una delle piazze più belle della città sarebbe riduttivo. Camponeschi è un luogo dove Roma entra ogni giorno: ci si incontra, si conversa, si mangia, si brinda. È uno spazio che vive insieme alla città. La nostra storia non è esposta alle pareti, ma si ritrova nel servizio, nell'attenzione ai dettagli e nella capacità di riconoscere un ospite ancora prima di salutarlo.”  

Accanto al ristorante è nato il wine bar seguito da Edoardo Camponeschi, nipote di Alessandro: “Per me rappresenta il modo in cui una nuova generazione può interpretare la tradizione senza interromperla. È uno spazio con un ritmo diverso, più informale e contemporaneo, ma guidato dagli stessi valori. Ristorante e wine bar sono due espressioni della stessa identità: da una parte la grande ospitalità romana, dall'altra un luogo dove la convivialità si fa più libera, spontanea e serale.

Sabino Cirulli
Giornalista

Giornalista, laureato in lettere all’università Cà Foscari di Venezia, si è specializzato da anni nelle tematiche riguardanti food, mixology, vini, ospitalità e viagg ...