Borgoluce, agricoltura e vini in armonia con la natura fra Piave e Dolomiti. Le novità: Vineria e musei

“Il mio sogno è che Borgoluce diventi un brand emozionale. Portatore di valori che regalino benessere”. Lodovico Giustiniani lo dice sorridendo uscendo dalla “Vineria”, ammirando quell’amato orizzonte verde fatto di colline e di campi coltivati che assomiglia a un eden naturale. La tenuta di Borgoluce, realtà aziendale fatta di tanti luoghi, di per sé costituisce un modello di agricoltura bene integrata nell’ambienta. L’azienda trevigiana venne concepita proprio nel rispetto del verbo della sostenibilità.

Lodovico Giustiniani, erede di un’antica e nobile famiglia veneziana che nella propria dinastia vanta anche un Doge e un Santo, poi ci scherza su: “Beh, anche il buon vino contribuisce al benessere dello spirito”. Borgoluce, tenuta che si estende tra Susegana e Santa Lucia di Piave, è un mondo. E’ un’azienda basata sulle filiere corte e sulla qualità tracciabile, sia che si parli di vino, di formaggi e di mozzarelle di bufala, di carne (mucche, maiali, pecore e bufale), di mozzarella di bufala, di noci, nocciole, olio, farine, pasta integrale, birra agricola e miele. Un piccolo mondo che si estende tra Venezia e le Dolomiti, lambito e attraversato dal Piave, dove un’agricoltura fatta come si deve (anche sul piano etico) genera anche un paesaggio di rara bellezza e armonia.

La grande tenuta di Borgoluce, oggi affermata soprattutto per i suoi vini, nasce dall’amore per la terra di Ninni e Caterina di Collalto che, insieme alla madre, la “principessa” Trinidad e al marito di Caterina, Lodovico, hanno saputo trasformare in un progetto i loro sogni. Ovvero la volontà di valorizzare attraverso un lavoro responsabile un patrimonio unico. Ambiente, energia e alimentazioni sono i cardini su cui si imperniano il pensiero e il progetto stesso di Borgoluce.

Allevamenti allo stato brado dove cavalli, bovini, suini e pecore crescono liberi secondo natura. I vigneti che “pettinano” le colline e sono prodighi di buone uve si alternano a boschi e pascoli. Anche le coltivazioni di pianura, destinate alla produzione cerealicola, contribuiscono a mantenere “coerente” il concetto di paesaggio. E poi ci sono le fattorie, le stalle, la nuova grande cantina, i locali (sono ben quattro attualmente aperti, con la recente acquisizione anche dell’Osteria Rodamatta di Collalto: gli altri sono La Frasca, l’Osteria Borgoluce e la Vineria), la Forestieri di Casa Lentiner con appartamenti e b&b, l’atra foresteria Casa Sfondo con appartamenti e piscina naturale, lo spazio aziendale. Una delle cascine, la Mandre, che vanta una delle meridiane più singolari d’Italia, in quanto indica le ore di luce che mancano alla fine della giornata, è stata adibita anche a museo. Con una sezione etnografica, che comprende i tantissimi oggetti di uso quotidiano raccolti dalla contessa Barbara Emo di Fanzolo e disposti nel museo da Gabriele Furlanetto, più una sezione intitolata “I bombardieri del Re” allestita nell’omonima scuola creata durante la prima guerra mondiale. Un museo quest’ultimo che documenta in maniera forte il volto vero della guerra durante l’ultima fase della Prima guerra mondiale, quando il fronte si era spostato lungo il Piave.

Omar Bortoletto merita una citazione a sé, perché in lui Lodovico Giustiniani (che ricordiamo è l’ideatore di questo progetto e attualmente anche l’incarico di presidente di Confagricoltura Veneto) ha trovato l’uomo capace di condensare con passione, impegno etico e capacità di coordinamento di tutte le attività di Borgoluce. In particolare quelle legate alla produzione e alla gestione dei vari locali. La “Vineria” è l’ultimo nato di questi locali: le sue pareti vetrate danno la sensazione di trovarsi all’aperto, immersi nella natura di questo angolo di Marca Trevigiana, baciato dal Piave e protetto da colline e montagne che fanno da anticamera alle Dolomiti.

Borgoluce di Susegana, dove è stata realizzata anche la moderna cantina, è il cuore pulsante dell’azienda. Anche per il visitatore che fa tappa allo spaccio di carni, formaggi e altri prodotti aziendali. La “Vineria” realizzata in stile architettonico contemporaneo è il luogo ideale per degustare i vini che tanta soddisfazione stanno regalando al marchio creato dalle sorelle Collalto e dallo stesso Lodovico Giustiniani.

Già, il vino. Rappresenta la scommessa recente più importante di Borgoluce. Glera, ma non solo nei vigneti coltivati in più parti della tenuta. La nuova cantina ha dato notevole impulso alla produzione enoica. Apprezzabile anche la crescente attenzione verso il biologico. La premessa doverosa presentando i vini di Borgoluce è l’armonia, già apprezzabile nelle coltivazioni. Le vigne si amalgamano bene con l’ambiente, segno di una sensibilità ecologica che non è nata ieri, ma ha radici etiche lontane. Qualcuno l’ha definita “un’agricoltura impeccabile”. Tra i vini da segnalare il Valdobbiadene Superiore Brut Nature sui lieviti dove grazia, eleganza e complessità convivono in felice sintesi; come anche nel Valdobbiadene Superiore Rive di Collalto Extra Brut, vino dalla spiccata sapidità. Degni di nota anche il Valdobbiadene Superiore Brut, per la sua croccantezza; il Fotonico, rifermentato in bottiglia dai sentori fruttati e il Rosé Extra Brut Rosariflesso, un metodo Charmat aromatico e compatto.

L’ideale è degustarli in Vineria, nell’Osteria Borgoluce, alla Frasca o al Rodamata magari con i formaggi o i salumi artigianali a marchio Borgoluce. Un consiglio? Da provare la sorprendente mortadella prodotta esclusivamente con carne selezionata dei suini allevati in azienda. Anche loro cresciuti fra i boschi delle splendide colline di questo piccolo eden incastonato nella Marca Trevigiana.

0 Commenti

Lascia un commento

Acconsento al Trattamento dei miei dati Personali nel rispetto del reg. 2016/679/UE e dichiaro di avere letto l'informativa sulla Privacy

RENATO MALAMAN

Collabora con Rai Radio Uno, come esperto di turismo nella trasmissione "Tra poco in edicola", e con il "Corriere del Ticino". Cura il blog "Salsa & Merende" nel quotidiano "Il Mattino di Padova" di cui è stato redattore fino al 31 dicembre 2016. Del quotidiano, con cui ha iniziato a collaborare nel 1978, è stato titolare dal 2001 della rubrica di enogastronomia "Gusto", ora confluita nel blog personale (su www.mattinopadova.it) dedicato all'attualità del Food and Wine veneto e non solo. E' titolare della rubrica di viaggi del mensile "La Piazza" (23 edizioni nel Veneto) dal 1996 e della pagina "La recensione" sul magazine "Con i piedi per terra". Collabora con "Voyager".
Coautore di numerose pubblicazioni nel settore enogastronomico e collaboratore di varie riviste, dal 2004 è ispettore della guida "Ristoranti d'Italia" de L'Espresso. Ha curato la guida "Padova nel piatto". E' coautore dei volumi "L'osteria di Padova" e "I Colli ritrovati", quest'ultimo sui 50 anni della legge 1097/71 che salvò i Colli Euganei dalle cave.
Tra i riconoscimenti ottenuti spicca l'assegnazione di due premi "Penna d'Oca" (edizioni 2005 e 2011), premio biennale promosso da Unioncamere del Veneto, più un premio dell'Assostampa Padovana nel 2012 per reportage in 10 puntate su "Alluvione, un anno dopo". Per quanto riguarda il turismo ha visitato finora 124 paesi del mondo. Fa parte dell'ITP, associazione di giornalisti della stampa turistica. Ha al suo attivo anche una spedizione umanitaria via terra in Guinea Bissau e il viaggio con auto elettriche Tesla Padova-Belgrado lungo i luoghi di Nikola Tesla.

Acconsento al Trattamento dei miei dati Personali nel rispetto del reg. 2016/679/UE e dichiaro di avere letto l'informativa sulla Privacy
Accetto di ricevere informazioni in merito a promozioni, news ed eventi relativi a questo sito in conformità al nuovo reg. 2016/679/UE sulla Privacy.