L'iconica pizzeria nel cuore della Capitale
Dal sottobosco al bordeaux: è questa la tavolozza del nuovo menu autunnale di Vico Pizza&Wine, indirizzo tra i più riconoscibili della pizza romana, a pochi passi dal Pantheon. Ad aprire il carosello è la Barolosa, signature che vira sui toni del vino rosso e chiama al calice rossi importanti. Poi Fungumami, Gamberi e Tartufo, Vico's Bunny, una Vegetariana che pesca dall'orto di stagione e una Boscaiola più golosa del solito.
Tutte da scegliere anche a spicchi, nel formato da condividere.
La regia è di Niccolò Bandiera, 27 anni, in pizzeria fin dall'apertura. Il lavoro, spiega il patron Antonio Palumbo, si muove nel solco della tradizione con una cifra sempre più personale: studio sugli impasti, prove con farine diverse, topping calibrati, prodotti stagionali e di territorio. La base resta quella classica (acqua, sale, farina, lievito fresco), con una lievitazione di 24 ore a temperature variabili e, in alcune pizze, un blend di farine dal carattere più deciso. Il risultato è un disco dorato con cornicione soffice e un lieve effetto crunch, dopo un minuto o poco più di forno ad alta temperatura.
L'impasto declina diverse tipologie: fritta, al forno a legna, al forno elettrico. Sono sedici le pizze in carta, tra tradizionali e creative, più il Calzone napoletano. Spiccano le doppie cotture, prima fritte e poi in forno, come la Margherita Vico, mai uscita dal menu, o la Tonno e Cipolla con tataki di tonno rosso, cipolla di Tropea in agrodolce, coulis di basilico, fior di latte e pinoli tostati. Per pomodoro, mozzarella, olio e verdure i fornitori sono per lo più campani, con qualche presenza laziale. Si comincia con un benvenuto che cambia ogni sera e con i fritti, dove le Montanarine si giocano la partita: da provare la Bomba Marinara, farcita dopo la cottura con una riduzione di San Marzano, aglio, olio, prezzemolo e peperoncino. Completano il capitolo la bomba genovese, la frittatina di pasta, la crocchè, i supplì e la pizza fritta JR.
Chi non vuole la tonda trova una sezione "Dalla cucina" con alcuni piatti e tre insalate. I dolci portano la firma del Maestro Ciro Chiummo, campione del mondo di pasticceria, e sono eseguiti dalla giovane pasticciera Sofia: dalla Coccinella, signature giocoso, alla Delizia al limone.
I menu da condividere cambiano quattro volte l'anno. Per questa stagione: Comm na vot con frittatina, Margherita Bufala e Parmigiano, Calzone napoletano, Santa Lucia e Delizia al limone; All you can WOW con Frittatina di Bucatini Cozze e Pecorino, Gamberi e Tartufo, Barolosa, Fungumami, Vico's Bunny e Tiramisù.
La carta dei vini, curata dal direttore Vincenzo Boffo, conta circa 110 etichette tra bollicine, bianchi, rosati e rossi, e ha ricevuto da Milano Wine Week il premio come migliore carta vini per la categoria pizzerie. Grandi cantine e piccoli vignaioli, tutta Italia con l'eccezione degli champagne francesi, indicati per le fritte. Il baricentro è il centro-sud: Campania, Lazio e vini delle coste mediterranee. «Essendo Vico una pizzeria napoletana ma trovandosi a Roma», dice Boffo, la scelta è caduta su vini che raccontano il territorio e rispettano la materia prima. Ampia anche la mescita, e c'è una drink list con alcuni signature.
L'indirizzo è nello storico rione Sant'Eustachio, al civico 47 di piazza Rondanini, in Palazzo Rondanini alla Rotonda. L'edificio fu fatto costruire all'inizio del Cinquecento dal cardinale Thomas Wolsey, uomo di Stato alla corte di Enrico VIII, e lo stemma dei Tudor al centro del soffitto a volta, affrescato a grottesche e restaurato dalla Soprintendenza, ne è testimonianza. Il progetto di ristrutturazione e interior design è di Roberto Antobenedetto.
Nelle due sale, 170 metri quadri in tutto, corre un'intera boiserie liberty dipinta in stile "carretto siciliano", realizzata nel 1908 dagli Stabilimenti Ducrot per i Florio su disegno di Ernesto Basile. Il forno è rivestito di mosaico dagli artigiani vietresi, con il motivo di piccoli cerchi rossi e verdi tipico della Costa d'Amalfi, e sui piatti Villeroy & Boch disegnati per il locale compare la coccinella, la "coccipizza", portafortuna del marchio.
Dietro tutto questo c'è un'idea di ospitalità: Palumbo, che arriva dalla hôtellerie storica caprese, parla di «eleganza informale». «Chi l'ha detto che una pizzeria non possa essere bellissima?», si chiede. La risposta, per ora, sono i tre Spicchi della Guida Pizzeria d'Italia del Gambero Rosso.
Giornalista, laureato in lettere all’università Cà Foscari di Venezia, si è specializzato da anni nelle tematiche riguardanti food, mixology, vini, ospitalità e viagg ...
