LE MARCHESINE IN FRANCIACORTA, MOMENTO DIFFICILE MA LORIS BIATTA E' FIDUCIOSO

Coronavirus è stato come uno tsumani, ha colpito l’economia in tutti i settori produttivi, non risparmiando nemmeno quello del vino, un volano importante per il nostro Paese.

Per sapere come sta andando l’attività del settore, raggiungiamo al telefono Loris Biatta, titolare dell’azienda agricola Le Marchesine di Passirano (Bs), nel cuore della Franciacorta, una cantina che da alcuni anni continua a crescere nelle vendite, con un portafoglio clienti che spazia dall’Europa a Oltreoceano, un trend positivo che si è via via sviluppato sino alla decisione di costruire una nuova cantina, con un investimento di oltre 5 milioni di euro.

La nuova struttura, moderna e multifunzionale, al passo con i tempi, in grado di soddisfare un mercato sempre in evoluzione come quello del turismo enogastronomico, nasce a fianco della cantina storica e dovrebbe essere inaugurata verso fine 2020.

Neanche il tempo di terminare la domanda su come sta andando il lavoro, che Loris Biatta risponde: «Non va bene. E’ arrivato il Coronavirus e senza preavviso ci ha licenziati, tutti a casa».  La sua è una risposta provocatoria ma fa capire lo stato d’animo dell’imprenditore costretto ad interrompere una attività produttiva che lo vede protagonista su tutti i mercati nazionale ed esteri, con oltre 500 mila bottiglie di Franciacorta Docg.

Quali sono i rischi che sta correndo la sua azienda e cosa sta facendo per sopperire alle mancate vendite nei bar, ristoranti, enoteche ed alberghi?

«I rischi sono molti, ma penso sia così anche per le altre cantine. Fortunatamente l’azienda è sana e noi siamo tranquilli, perciò abbiamo la possibilità di ripresa. Per adesso ci siamo organizzati per fare delle consegne con vendite on line rivolte ad alcuni settori che hanno la possibilità di rimanere aperti».

Come è cambiata la sua vita nel quotidiano e come trascorre le sue giornate con il “restiamo a casa”.

«La mia vita è cambiata completamente, è stravolta. L’aereo era diventato la mia casa. Mi addormentavo a Milano e mi risvegliavo a New York oppure a Rio de Janeiro o in Canada ad Ottawa, insomma sempre in giro a promuovere le mie bollicine. Sono passato dall’essere uomo di mondo all’uomo di casa e questo in un certo qual modo è positivo, perché in questi giorni riscopro il calore della famiglia, lo stare con i miei figli e nipoti, con mia madre che mi segue come fossi ancora un bambino. Stare in azienda è come riscoprire antichi valori: lavorare la terra e curare i vigneti, andare in cantina e vedere pile di bottiglie che riposano in penombra in attesa di dare allegria sulle tavole. Tante cose dimenticate per la frenesia del lavoro e che oggi fa piacere ritrovare, come per esempio coltivare l’orto o prendere il trattore per lavori di manutenzione e fare vita all’aria aperta, dove il profumo della campagna penetra nei polmoni ed è bello respirarla. Sto riscoprendo quanto è bella la vita in campagna».

Cambierà qualche cosa nelle strategie di vendita?

«Al momento è difficile pensare a dei cambiamenti, anche perché non sappiamo quanto durerà questa epidemia e in quale forma ci sarà la ripresa delle attività. Speriamo che il Governo con la Regione Lombardia sappiano prendere delle decisioni rapide per dare la possibilità a tutti di riprendere a lavorare. A noi preme la riapertura del canale Horeca. Mi auguro che avvenga prima dell’estate, almeno riusciamo a vendere i nostri vini, altrimenti bisognerà prendere altre strade, una delle quali potrebbe essere quella della grande distribuzione. Ma al momento la escludo.

E poi pensare alla vendemmia, cercare le persone che vengano a raccogliere le uve, la loro sistemazione, mangiare e dormire. Tutti problemi logistici da risolvere. Ma in quale modo? Dobbiamo pensare al domani, che sono i prossimi mesi. Per i prossimi anni c’è tempo».

Sarà tutto come prima?

«No, non credo, dovranno passare alcuni anni per ritornare alla normalità, ma certamente cambierà il nostro stile di vita».

NELLA FOTO LORIS BIATTA.

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Roberto Vitali

Laureato in Lettere alla “Cattolica” di Milano, ho cominciato durante l’università a scrivere per il quotidiano della mia città, “L’Eco di Bergamo”, al quale – pur essendo oggi in età di pensione – continuo a collaborare sia sul cartaceo che sul sito web. Sono stato addetto stampa di enti pubblici, direttore di Teleorobica, direttore-editore del mensile “Bergamo a Tavola” (1986-1990) poi trasformato in “Lombardia a Tavola” (1990-2002) e poi venduto (oggi vive ancora trasformato in "Italia a Tavola"). Mi sono sempre occupato, oltre che della cronaca bianca della mia città, di enogastronomia e viaggi. Ho collaborato alla Rai-Gr1, vinto premi giornalistici in tutta Italia e scritto qualche libretto, tra cui “La cucina bergamasca – Dizionario enciclopedico” e una Guida dei ristoranti di Bergamo città e provincia. Mi piace l’Italia e tutto quello che di buono e bello sa offrire. Spero, con i miei scritti, di continuare a farla amare da tanti altri lettori. 338.7125981

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