LA LECCIA AZIENDA A DIMENSIONE ARTIGIANALE

La storia de La Leccia è essenzialmente la storia di una famiglia e dei suoi vigneti, situati sui colli della Val di Botte vicino Montespertoli. Una storia che nasce dal profondo di questa terra. Una realtà agricola sostenuta e sviluppata dalla Famiglia Bagnoli che, con passione, umiltà ed entusiasmo, ha scelto di tutelare e valorizzare questa piccola porzione di territorio del Chianti.

La storia del territorio dove sorge La Leccia ha origine antica ed è legata alla famiglia Machiavelli, che alla fine del XIV Secolo possedeva circa due terzi della superficie di Montespertoli. Nel tempo il podere ha visto l’alternarsi di diverse proprietà fino al passaggio negli anni Settanta alla famiglia Bagnoli, che decise di recuperarne vigne e oliveti e ripristinare la cantina. Fu posizionata così la prima pietra per la rinascita, creando le basi per quello che oggi rappresenta un progetto unico nel proprio genere.
I 20 ettari vitati de La Leccia sono composti sia da vitigni autoctoni, come Sangiovese e Trebbiano, che da varietà internazionali, come Merlot e Syrah. L’azienda si trova nel cuore della Toscana e del territorio chiantigiano: dal vicino centro agricolo di Montespertoli, si dominano la Val di Pesa e la Val d’Elsa, aree a vocazione viticola secolare dove, grazie ai suoli franco argillosi, magri ma ricchi di calcare, uniti ad un clima mite e ventilato, la coltura della vite è diventata cultura. La Leccia si trova sulla cima di un promontorio a un’altitudine di circa 200 metri s.l.m. e le terre circostanti, protette dal Montalbano sul lato Nord, sono esposte alle fertili brezze marine estive. A caratterizzare l’ambiente è anche il bosco che circonda l’azienda che, da un lato, preserva la biodiversità di flora e fauna e, dall’altro, isola il podere rispetto ai vigneti circostanti rendendola una vera e propria oasi di pace e tranquillità.

Risale agli anni Settanta l’acquisto de La Leccia da parte dei tre fratelli Bagnoli, Renzo, Sergio e Loriano, titolari del gruppo Sammontana. La tenuta rappresenta da un lato un “ritorno alla terra”, omaggio al bisnonno, Romeo, originario di questi luoghi, dall’altro è un modo per riunire la famiglia, passare assieme i momenti liberi e fare crescere i propri figli in un ambiente incontaminato. Nel 2009 la scelta di affittare l’azienda e nel 2013 il ritorno, in prima persona, della famiglia, che decise di assumerne la direzione.
Oggi La Leccia conta 20 ettari vitati in produzione, riconosciuti con la certificazione biologica da quest’anno. Si affiancano 40 ettari di bosco e la superficie occupata da 3500 piante di olivi di cultivar Leccino, Frantoio, Moraiolo, Pendolino e la rara Madonna dell’Impruneta. Dallo scorso anno si è intrapresa una nuova avventura, l’apicoltura: grazie all’ambiente incontaminato, infatti, le api trovano un habitat ideale.

Il nome La Leccia esprime gli elementi fondanti dell’azienda: il Leccio è l’elemento maschile, Albero della Vita e della Vite nonché simbolo di forza e coraggio. Il leccio è anche simbolo di una bellezza misteriosa simile ad un’opera d’arte naturale che ispira e con cui si può interagire. Una pianta indistruttibile e capace di evolvere e rinascere dalle radici anche dopo le avversità. Il nome, declinato al femminile, ha nella A l’elemento simbolico, che si rivolge alla Madre Terra e al rispetto della natura. Nel logo i rami e le radici si confondono, lasciando intravedere l’infinito, dove ciò che muore rinasce.
Proprio la componente femminile contraddistingue questa azienda. Nella gestione sono in prima linea tre donne della famiglia Bagnoli: Paola (nella foto), la prima ad aver creduto nel progetto di “rinascita”, che si occupa della parte agricola e della cantina, Sibilla, che cura la comunicazione, e Angelica che segue la parte amministrativa e quella artistica. Lorenzo, fratello di Sibilla ed Angelica, apporta competenza e passione per il vino.
Altro componente fondamentale è l’enologo Gabriele Gadenz, che sin dall’inizio accompagna la proprietà per tradurre nei vini identità aziendale.
Consulente strategico è Luca Fusani, già direttore commerciale di importanti realtà enologiche italiane, che affianca l’azienda nelle scelte con l’obiettivo di valorizzare al meglio l’unicità di la Leccia.

Tre donne che hanno posto le basi della rinascita su tre valori fondanti: rispetto della natura, saper fare e giusto cambiamento.

 

Claudio Zeni

Claudio Zeni, laureato in Letterature e Lingue straniere è nel mondo del giornalismo dall’età di 18 anni. Appassionato di sport, enogastronomia e turismo collabora con media locali, nazionali ed internazionali di settore. Tra i principali riconoscimenti giornalistici assegnatigli si ricorda il premio nazionale Gennaro Paone consegnatogli a Roma dal direttore generale dell’Enit, il I.o premio giornalistico nazionale ‘Strada del Vino del Recioto e di Gambellara’, il I.o premio ‘Primavera del prosecco’, 'Amici della Chianina', 'Premio Tarlati', 'Scandiano', 'Sant'Angelo in Vado, 'Apicio', 'La bisaccia del tartufaio', 'Burson'. Per quattro anni ha seguito l’Hong Kong Food Festival e per due ha coordinato la manifestazione nazionale Top of Golf finalizzata alla proclamazione del miglior ristorante della ‘Wine Tour Cup’ dell'Associazione 'Città del Vino'. Coordinatore della giuria e dei cuochi del concorso culinario ‘Tartufo d’oro’ di Gubbio’. Unitamente al Presidente dei Cuochi di Arezzo organizza il concorso 'Penne bruciate', giornalisti ai fornelli dove a vincere è il 'piatto peggiore'. Autore con Leone Cungi del libro ‘Sport e società a Monte San Savino (Un secolo di storia sportiva e tradizioni sul borgo toscano).

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