Cavazza, l'immagine nuova è l'omaggio a una storia familiare lunga 95 anni

 

Come scommettere sul futuro, rinsaldando le proprie radici. Radici profonde ben 95 anni...  Quando si ha alle spalle una solida tradizione familiare, lunga quattro generazioni, e un percorso aziendale coerente con certi valori, impreziosito nel caso di Cavazza da sacrificio, passione e apertura di vedute, si può fare. In gergo si chiama rebranding, ma nel concreto è semplicemente l'evoluzione di un messaggio che è quello delle origini. Basato su qualità e identità. Senza compromessi. Con l'orgoglio di esibire continuità di risultati.

 Con questa filosofia la famiglia Cavazza, storica realtà vitivinicola di Selva di Montebello, nata nel 1928 e ormai fra i punti di riferimento più qualificati dei Colli Berici e del Gambellara, sta lavorando da diversi anni per migliorasi sempre. Con l'ambizione di generare sempre curiosità e interesse sugli esiti del proprio lavoro, in vigneto e in cantina.  Rinnovamento degli impianti in vigna, miglioramento tecnologico, all’allungamento dei tempi di affinamento: la ricerca dai Cavazza di Selva non si è mai fermata. E' un fuoco sempre acceso, come quello che crepita nel camino della accogliente nuova foresteria.  La quarta generazione - composta dai cugini Stefano, Andrea, Mattia ed Elisa - ha raccolto la consistente eredità lasciata dagli avi, che sono stati (e sono) pionieri di due territori. Quello del Gambellara, vulcanico, capace di dare vini sapidi e longevi a base Garganega, e poi quello dei Colli Berici dove il brand Cicogna è stato tra i primi a far conoscere questo territorio prima in Italia e poi in Europa. Cicogna che sorge dall'altro versante dei Berici, in un luogo di particolare bellezza che ha connotati persino mediterranei.

 “Una storia che portiamo avanti con orgoglio”, rivelano i ragazzi (cugini fra loro) di questa nuova generazione alla guida della realtà berica. “Per questo abbiamo deciso di raccontarla in maniera più incisiva attraverso un forte rinnovamento del marchio, ovvero di quella che è l’identità visiva”. Questo percorso evolutivo, che ha radici molto profonde, ha portato - come detto - a un importante progetto di rebranding che coinvolge il logo, sapeintemente ristilizzato, i canali di comunicazione e il packaging, con l’intento di dar luce a quelli che sono i valori dell’azienda Cavazza. Valori che si ritrovano nel forte radicamento alla terra di origine, all’essere indipendenti dalla vigna alla bottiglia, alla storia che ha reso l'azienda custode dei valori di due territori. Sono proprio i “cru” della linea Identità i primi prodotti a far da testimoni. Quelli che verranno svelati nei prossimi mesi. Prodotti dai vitigni autoctoni, come la Garganega o il Tai Rosso, questi vini possono definirsi dei classici in versione moderna. Il nuovo packaging è stato studiato da Marco Corona dell'Ey Studio di Vicenza, proprio con questo obiettivo, con questo "linguaggio" volutamente trasversale... Nella linea "Cicogna" l'etichetta reca anche un tocco d'arte: è la storica cicogna creata dall'artista Paolo Rasi, vicentino pure lui. Quell'immagine non si può (e non si deve) cambiare... 

 “La nuova identità visiva che abbiamo scelto rispecchia ciò che siamo oggi – spiega Stefano Cavazza, uno dei quattro titolari dell’azienda di Selva di Montebello – una realtà proiettata nel futuro che però non vuole dimenticare ciò che ha fatto con sapienza chi aveva costruito le basi del successo. Il nostro processo di rinnovamento è iniziato da alcuni anni. Abbiamo voluto fare un ulteriore passo avanti per far conoscere sempre di più le nostre unicità, i nostri valori e il nostro impegno per il territorio; impegno che portiamo avanti ogni giorno”. 

L'azienda agricola Cavazza, come detto, venne fondata nel 1928 a Montebello Vicentino, nella pittoresca frazione di Selva, quasi all'ombra del campanile (la cantina è ancora lì). Da allora la Cavazza è stata uno delle più autorevoli interpreti della Garganega coltivata nella zona del Gambellara Classico DOC, una piccola denominazione che ha la particolarità di sorgere su quanto rimane di un vulcano spento. Territorio, dunque, di antica origine, che ancora oggi conferisce un particolare carattere ai vini che vi si producono. Negli anni '80 la famiglia Cavazza ha deciso di puntare anche su un altro territorio, quello dei Colli Berici, di origine marina e particolarmente adatto, specie nel suo versante meridionale, alla produzione di vini rossi identitari, sia ottenuti da uve autoctone come il Tai Rosso, che internazionali come il Merlot o il Cabernet Sauvignon. Ad oggi la Cavazza coltiva 130 ettari vitati nelle due denominazioni per una produzione complessiva di 600.000 bottiglie. L'azienda è certificata SQNPI ed è molto focalizzata sulla preservazione della biodiversità e sull'utilizzo di risorse energetiche rinnovabili. I vini di Cavazza vengono esportati in vari paesi del mondo, come Germania, Olanda, Belgio, Svizzera, Stati Uniti e Cina. L'arrivo in famiglia di due gemelli, Luca e Nora, figli di Elisa, ha portato un'ulteriore ventata di ottimismo in azienda, stimolando nuove energie da investire sul palcoscenico del futuro..

 

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RENATO MALAMAN

Collabora con Rai Radio Uno, come esperto di turismo nella trasmissione "Tra poco in edicola", e con il "Corriere del Ticino". Cura il blog "Salsa & Merende" nel quotidiano "Il Mattino di Padova" di cui è stato redattore fino al 31 dicembre 2016. Del quotidiano, con cui ha iniziato a collaborare nel 1978, è stato titolare dal 2001 della rubrica di enogastronomia "Gusto", ora confluita nel blog personale (su www.mattinopadova.it) dedicato all'attualità del Food and Wine veneto e non solo. E' titolare della rubrica di viaggi del mensile "La Piazza" (23 edizioni nel Veneto) dal 1996 e della pagina "La recensione" sul magazine "Con i piedi per terra". Collabora con "Voyager".
Coautore di numerose pubblicazioni nel settore enogastronomico e collaboratore di varie riviste, dal 2004 è ispettore della guida "Ristoranti d'Italia" de L'Espresso. Ha curato la guida "Padova nel piatto". E' coautore dei volumi "L'osteria di Padova" e "I Colli ritrovati", quest'ultimo sui 50 anni della legge 1097/71 che salvò i Colli Euganei dalle cave.
Tra i riconoscimenti ottenuti spicca l'assegnazione di due premi "Penna d'Oca" (edizioni 2005 e 2011), premio biennale promosso da Unioncamere del Veneto, più un premio dell'Assostampa Padovana nel 2012 per reportage in 10 puntate su "Alluvione, un anno dopo". Per quanto riguarda il turismo ha visitato finora 124 paesi del mondo. Fa parte dell'ITP, associazione di giornalisti della stampa turistica. Ha al suo attivo anche una spedizione umanitaria via terra in Guinea Bissau e il viaggio con auto elettriche Tesla Padova-Belgrado lungo i luoghi di Nikola Tesla.

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