Goloso e Curioso
A SPASSO PER LA PRAGA DEL REGIME TRA MUSEI E LUOGHI SIMBOLO

A SPASSO PER LA PRAGA DEL REGIME TRA MUSEI E LUOGHI SIMBOLO

A 30 anni dalla Rivoluzione di Velluto, che pose fine al regime comunista, la capitale ceca invita a percorrere uno speciale itinerario della memoria. Il totalitarismo, durato ben 41 anni, ha infatti profondamente segnato la storia, ma anche il volto di Praga. Se è vero che, per guardare oltre, il passato non va mai dimenticato, il turismo deve prendere in considerazione anche i capitoli più bui della storia. Ecco allora i monumenti autentici dell’epoca ancora sparsi per la città, oggi testimoni di un passato scomodo e difficile, ma anche monito per un futuro consapevole.

Memoriale alle vittime del comunismo, sulla collina di Petrin - Certamente l’omaggio più importante da parte del popolo praghese alle vittime del regime comunista, il monumento sorge ai piedi della collina di Petrin, in via Ujezd. A firma dello scultore ceco Olbram Zoubek e inaugurato il 22 maggio 2002, consiste in una scalinata che degrada lungo il versante della collina. Le sette statue maschili in metallo che la sovrastano, man mano appaiono sempre più “corrose”. Uno stratagemma artistico che simboleggia lo sgretolamento progressivo, da parte del regime comunista, di tutti quei valori umani che sono alla base di una società civile e democratica. L’opera fa riferimento alla persecuzione particolarmente spietata, perpetrata negli Anni '50. In fondo alla scalinata, a indelebile ricordo, sono poste targhe di metallo con inciso il numero delle vittime del regime comunista: esiliati, uccisi, arrestati.

Muro di Lennon, a Kampa - Il muro che chiude il Giardino Maltese (Maltézská zahrada) a Malá Strana (la “Città Piccola”), oggi è comunemente conosciuto così per via del ritratto di John Lennon dipinto qui dopo la morte improvvisa del cantante dei Beatles, avvenuta per mano di un folle nel 1980. In realtà, la storia dei dipinti e dei graffiti su questo muro è precedente e più profonda: sin dagli anni '60 del XX secolo, su questa parete, quasi fosse un foglio bianco per la libera espressione, cominciarono a comparire disegni e messaggi anonimi con cui i cittadini esprimevano il proprio dissenso alla violenza e all’oppressione, tipici della repressione comunista. Neanche a dirlo, disegni e slogan venivano prontamente rimossi, più e più volte, ma dopo pochi giorni ne comparivano altri… Testimone all’epoca di numerose proteste e raccolte di firme contro il regime, oggi il cosiddetto Muro di Lennon (che comunque, non dimentichiamolo, cantava “Imagine there’s no countries-it isn’t hard to do-nothing to kill or die for-and no religion too-imagine all the people living life in peace…”) è considerato da tutti un simbolo della libertà di espressione e della lotta contro il totalitarismo.

Museo del comunismo, in via Na Prikope - Tra le mura di questo museo è possibile ripercorrere l’intera epoca comunista – dal 1948 al 1989 - in tutti i suoi aspetti, dalle limitazioni del regime nella semplice vita quotidiana fino alla propaganda politica e la censura sui mass media, passando naturalmente per la polizia, l’esercito e i servizi segreti. Il percorso espositivo è diviso in più sezioni tematiche, tre delle quali significativamente intitolate a Sogno, Realtà e Incubo.  Accanto a reperti, documenti storici, statue, dipinti e fotografie, anche documentari e filmati originali, nonché installazioni 3D assai realistiche, che aiutano il visitatore a calarsi nelle atmosfere cupe e opprimenti di un’epoca in cui il totalitarismo soffocava ogni forma di individualismo e di espressione. Il museo è aperto tutto l’anno, tutti i giorni, dalle 9 alle 21.

Il realismo socialista in architettura: l’Hotel International - La mano di ferro del totalitarismo non risparmiò nemmeno l’ambito artistico, che vide nascere una corrente – il realismo socialista - basata proprio sulle convinzioni ideologiche del regime comunista e applicata in tutte le sfere dell'arte. Il realismo socialista si espresse soprattutto nell'architettura degli Anni '50 del XX secolo, ma non si può dire che a Praga dilagasse. Al contrario, l'Hotel International a Dejvice è l’unica testimonianza di rilievo riconducibile a questa corrente artistica nella capitale. Va detto però che ne è un esempio perfetto, tanto da essere stato incluso nella lista del Patrimonio Culturale Nazionale. Costruito tra il 1952 e il 1957 su progetto dell’architetto ceco Frantisek Jerabek, con chiara ispirazione alla torre dell’Università di Mosca e con tanto di stella sovietica in cima alla guglia, l’hotel conserva al suo interno un grande arazzo con veduta aerea di Praga, dove si scorgono ancora la statua di Stalin e quella dedicata ai Carri Armati Sovietici, entrambe scomparse.

 

Claudio Zeni

 

 

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A spasso per la praga del regime tra musei e luoghi simbolo

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Claudio Zeni, laureato in Letterature e Lingue straniere è nel mondo del giornalismo dall’età di 18 anni. Appassionato di sport, enogastronomia e turismo collabora con media locali, nazionali ed internazionali di settore. Tra i principali riconoscimenti giornalistici assegnatigli si ricorda il premio nazionale Gennaro Paone consegnatogli a Roma dal direttore generale dell’Enit, il I.o premio giornalistico nazionale ‘Strada del Vino del Recioto e di Gambellara’,  il I.o premio ‘Primavera del prosecco’, 'Amici della Chianina', 'Premio Tarlati', 'Scandiano', 'Sant'Angelo in Vado, 'Apicio', 'La bisaccia del tartufaio', 'Burson'. Per quattro anni ha seguito l’Hong Kong Food Festival e per due ha coordinato la manifestazione nazionale Top of Golf finalizzata alla proclamazione del miglior ristorante della ‘Wine Tour Cup’ dell'Associazione 'Città del Vino'. Coordinatore della giuria e dei cuochi del concorso culinario ‘Tartufo d’oro’ di Gubbio’. Unitamente al Presidente dei Cuochi di Arezzo organizza il concorso  'Penne bruciate', giornalisti ai fornelli dove a vincere è il 'piatto peggiore'. Autore con Leone Cungi del libro ‘Sport e società a Monte San Savino (Un secolo di storia sportiva e tradizioni sul borgo toscano). 

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