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 DAL TRENTINO IL BORDOLESE  “SAN LEONARDO”,  “SASSICAIA DEL NORD ITALIA”,  NON TEME CONFRONTI  E  NEMMENO GLI ANNI

DAL TRENTINO IL BORDOLESE “SAN LEONARDO”, “SASSICAIA DEL NORD ITALIA”, NON TEME CONFRONTI E NEMMENO GLI ANNI

 

E’ definito “Il Sassicaia del Nord” o anche “Il più bordolese dei vini italiani”. Non si può non conoscerlo e soprattutto degustarlo, anche se la produzione non arriva alle centomila bottiglie anno e forse anche per questo suscita interesse e desiderio : è il “San Leonardo”, il magico risultato di un “taglio bordolese” che è simbiosi di sogno e tradizione, per gustare un vino in grado di trasmettere il carattere ed il fascino dell’identità del territorio trentino.


Il “San Leonardo” nasce in un vecchio feudo, a Borghetto all’Adige, dirimpetto al castello di Avio, grazie a una nobile famiglia, i Marchesi Guerrieri Gonzaga, che amano e pettinano queste terre dal 1724. La tenuta in Vallagarina, estremo sud del Trentino, comprende 300 ettari, di cui 25 a vigneto: vi sfilano Cabernet Sauvignon, Carmenère, Cabernet Franc e Merlot, vitigni in parte già presenti fin dalla fine dell’800, ai quali i Guerrieri Gonzaga hanno sempre affidato la loro aspirazione a produrre vini che si distinguessero per equilibrio ed eleganza.


Ho avuto occasione di gustare le annate 2010 e 1999 del “San Leonardo” alla Enoteca Leone, nel centro di Gazzaniga (Bg), in Valle Seriana, un locale storico, attivo dal 1921, dove il vino è amato con sincera devozione, grazie all’entusiasmo e alla competenza di Simone Cornacchia e Stefania Martinelli che in questi anni hanno saputo contagiare decine di wine-lovers. Una cena nella quale i due San Leonardo hanno coronato una degustazione che era iniziata nella cantinetta con stuzzichini abbinati a un giovane Sauvignon Blanc Vette della stessa azienda. Niente male. La serata si è fatta più calda e interessante con l’arrivo dalla cucina dei canederli trentini allo speck, abbinati a Terre di San Leonardo e Villa Gresti, altri due rossi dell’azienda che sono cugini per non dire fratelli del fiore all’occhiello dell’azienda, appunto il “San Leonardo”. Sono tutti figli di vitigni rossi internazionali che qui hanno trovato un habitat eccezionalmente favorevole:  Cabernet Sauvignon, Carmenère e Merlot si fondono armoniosamente creando un vino di corpo unico, intenso e con grande profondità di gusto. Non sto a spiegare la diversità di brand tra l’uno e l’altro, meglio concentrarsi sul top, abbinato da Simone a un filetto di maiale in crosta di erbe e riduzione di Cabernet.
Il San Leonardo nasce da un sapiente assemblaggio del vino di diverse uve, vinificate ed invecchiate separatamente: come detto, Cabernet Sauvignon, Carmenère e Merlot. Prima dell’imbottigliamento viene effettuato il taglio e le esatte proporzioni vengono decise solamente dopo una severissima degustazione barrique per barrique.


Aiutati dalle spiegazioni  del direttore commerciale  Italia, Fulvio Rimini, grande esperto di vini nonché oratore che sa tenere l’attenzione, con l’aiuto del rappresentante di zona per Bergamo e provincia Alberto Donadoni, i partecipanti alla goduriosa serata hanno subito capito di essere di fronte a un rosso possente ed elegante, in cui i colori, gli aromi, i sapori del Cabernet Sauvignon, del Carmenère e del Merlot, invecchiati in piccole botti di rovere, si fondono armoniosamente creando un vino di corpo unico, intenso e con grande profondità di gusto. Un vino che viene prodotto solo nelle migliori annate, che si classifica (in degustazioni alla cieca) sempre nei primi 10 in Italia e nei primi 50 nel mondo. Un vino che al 50 per cento resta in Italia perché molti ristoranti di eccellenza amano avere nella loro Carta il San Leonardo di diverse annate (si ricordi che può invecchiare 25 anni e più).


Di colore rosso rubino intenso con riflessi granato. Le note olfattive si esprimono dalle sensazioni balsamiche di piccoli frutti di bosco, cioccolato, tabacco, pepe, alle eleganti nuances di peperone. Il gusto è pieno, caldo, di grande rotondità e con una persistenza aromatica intensa estremamente lunga. Gli abbinamenti sono logici: cacciagione, anatra arrosto, formaggi da latte vaccino stagionati, agnello, lumache, soufflé alla vaniglia o al formaggio, tartufo, cioccolato fondente.


Il  Marchese Carlo Guerrieri Gonzaga, classe 1938, è stato il grande artefice del rilancio della Tenuta sin dagli anni ‘70.  Con la sua visione e l’assoluta dedizione per la qualità ha saputo creare nel 1982 il San Leonardo. Con il suo amore per le tradizioni e per il bello ha mantenuto il cuore della Tenuta e la sua atmosfera inalterate ed ha saputo appassionare tutte le persone che vi lavorano.  Il Marchese è sempre alla guida della Tenuta, affiancato dal figlio Anselmo e dal direttore Luigino Tinelli. Con lo stesso amore per la natura e per le tradizioni infusogli dalla famiglia, Anselmo Guerrieri Gonzaga  contribuisce a portare avanti il nome e la qualità dei vini in tutto il mondo.


Concludo ricordando che fu Giacomo Tachis, recentemente scomparso, il primo grande enologo della Tenuta ed ha affiancato il Marchese Carlo nel 1985 aiutandolo a sviluppare il potenziale del San Leonardo. Con la sua preziosa ed unica consulenza è rimasto in carica sino al 1999 contribuendo a creare lo stile unico del San Leonardo che ancora oggi rimane inalterato. 

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Roberto Vitali
dal trentino il bordolese “san leonardo”, “sassicaia del nord italia”, non teme confronti e nemmeno gli anni

Roberto Vitali

Roberto Vitali

Laureato in Lettere alla “Cattolica” di Milano, ho cominciato durante l’università a scrivere per il quotidiano della mia città, “L’Eco di Bergamo”, al quale – pur essendo oggi in età di pensione – continuo a collaborare sia sul cartaceo che sul sito web. Sono stato addetto stampa di enti pubblici, direttore di Teleorobica, direttore-editore del mensile “Bergamo a Tavola” (1986-1990)  poi trasformato in  “Lombardia a Tavola” (1990-2002) e poi venduto (oggi vive ancora trasformato in "Italia a Tavola"). Mi sono sempre occupato, oltre che della cronaca bianca della mia città, di enogastronomia e viaggi. Ho collaborato alla Rai-Gr1, vinto premi giornalistici in tutta Italia e scritto qualche libretto, tra cui “La cucina bergamasca – Dizionario enciclopedico” e una Guida dei ristoranti di Bergamo città e provincia. Mi piace l’Italia e tutto quello che di buono e bello sa offrire. Spero, con i miei scritti, di continuare a farla amare da tanti altri lettori. 338.7125981

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